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sabato 20 gennaio ore 21,00        domenica 21 gennaio ore 17,00



La Compagnia Sicilia Teatro

di Sebastiano Lo Monaco

presenta

 

 “ Mi chiamo Rachel Corrie”

di Alan Rickman

 

con

Maria Laura Caselli

 

voci registrate di:  Sebastiano Lo Monaco – Giusy Salja – Roberta Azzaione

 

Regia di

Antonio Ligas

 

 

Rachel è una ragazza americana, di Olympia, Washington, che nel 2003 decise di unirsi all’ ISM: International Solidarity Movement, movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta.

Poco dopo il suo arrivo a Gaza, Rachel venne brutalmente uccisa da un  bulldozer israeliano mentre cercava di difendere la casa di una famiglia palestinese usando il suo corpo come uno scudo umano.

Questo spettacolo non nasce con l’obbiettivo di raccontare il conflitto in Medio Oriente e nemmeno di analizzarne le cause: l’idea che lo domina è considerare la guerra come un evento tragico che da sempre assume valore pedagogico per chi la osserva, per chi la vive e soprattutto per chi la subisce- al di là di qualunque sofisma politologico che la neghi o la giustifichi-.

La nostra attenzione si concentra sulle vicende di una giovane fanciulla poco più che ventenne, la quale

Si ritrova dall’altra parte del mondo, di conseguenza svestendo gli abiti di una vita piccolo borghese e indossando i panni dell’attivista pacifista.

Rachel Corrie era una di noi, una ragazza della porta accanto, con i problemi che tutti i ragazzi della sua età affrontano quotidianamente o almeno coloro che vivono lontani dai bombardamenti, dalle conseguenti ristrettezze economiche e sociali e dai continui stati di allerta.

La sua vita scorreva apparentemente tranquilla: nessun trauma, nessuna perdita di persone care; camminava per le vie di Olympia, cittadina dello stato di Whashington, come qualsiasi anonimo essere umano occidentale.

Ma se avessimo avuto modo di conoscerla più profondamente, forse saremmo stati capaci di catturare, dietro quegli occhi appuntiti, qualche guizzo del fuoco di cui parla nei suoi diari.

 



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